Modalità aereospaziale

Comincerei col dire che la domenica mi è sempre stata estremamente sulle palle.

E non perché io non abbia mai avuto bisogno di riposare, di staccare la spina, anzi. La domenica mi è sempre stata sulle palle perché è un giorno che uno carica di aspettative.

Ci lamentiamo due o tre volte l'anno perché ci viene l'ansia da "che fai a Capodanno?" "che facciamo a Pasquetta?" e "dove vai a Ferragosto?" senza renderci nemmeno conto che c'è un po' di tutto questo in ogni santa domenica dell'anno: l'aspettativa di dover fare qualcosa, il rimpianto di non aver fatto niente quando ormai sono le 19 e che cacchio vuoi fare più che domani ormai è troppo vicino e ci dobbiamo pure svegliare presto e affrontare un'altra settimana?


Ora, chiarita la premessa, oggi mi sono proprio svegliata male. Anzi, peggio, ho dormito male. Eppure ieri sono stata in uno dei posti più belli al mondo, il Sentiero degli Dei, al tramonto, a mangiare, con degli ottimi compagni di avventura, sì. Eppure avete presente quando in un posto con altre persone vi sentite più soli che mai? Ecco, quello.

C'è stato un momento, al buio completo, tra una strofa e l'altra di Cara, precisamente a "Io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato" in cui è sparito tutto, e avevo solo una gran voglia di tornare a casa.


Già, casa. Come si fa quando l'unico posto in cui ti senti a casa non sarà mai casa tua?

Non mi rimaneva che affrontare la domenica combattendola con le sue stesse armi: lavorando. Nelle ore più calde mi sono data alla moderna attività di consumare puntate su Netflix, nella speranza di recuperare un po' di sonno, ma è venuta fuori una canzone di quelle che hanno il testo fatto apposta e quindi mi sono alzata e nonostante l'afa alle 16:15 avevo davanti a me già le prime due cassette di cime di viola.

Mi sono autoinflitta un po' di sana ortoterapia, e mentre mi bruciavano i flessori tra un datterino giallo e uno rosso, mi sono resa conto che sono veramente stanca. E non per i flessori, e non per il sentiero. Da quando ho preso in mano la mia vita come dicono quelli seri, non c'è stato un giorno in cui io mi sia fermata realmente, abbia spento tutto e mi sia dedicata solo a capire dove cazzo sto andando. Sono due anni o poco più che la mattina mi lego una bandana colorata dietro la nuca e affronto piante, trasmissioni tv, questioni amorose, litigi in famiglia, palcoscenici, interviste, bambini, adulti, politici, donne, uomini, anziani, belli, brutti e farabutti. L'unico giorno dell'anno scorso in cui ho davvero spento tutto nemmeno me lo voglio ricordare, era tutto pronto ma mi mancò il coraggio e un po' anche la conoscenza, ma d'altronde sarebbe stata davvero una cosa immensamente stupida.

Non è che non sono andata al mare, non sono uscita con gli amici e non ho fatto shopping eh, non sono una sorta di vittima sacrificale del lavoro nei campi! Però io vorrei spegnere un po', anche solo per qualche ora, questa materia grigia, o quello che ne resta.

Perché pensavo, mentre mi sudavano le mani nei guanti e l'ennesimo moscerino tentava di farsi strada nel mio naso, che in questa domenica pomeriggio sicuramente ci sarà qualcuno che ha staccato tutto: chi su una spiaggia affollata, chi mentre aspetta di fare i check-in dietro alla reception di un hotel, chi lavando piatti, chi allattando un figlio, chi dormendo con la bollicina che esce dal naso, chi facendo l'amore. Si può davvero riuscire a staccare tutto? Giusto un pochino, il tempo di un respiro profondo... si può fare?


Non lo so.

La verità è che sono stanca di far rumore. Stanca di parlare per non stare in silenzio perché se sto in silenzio rischio di scoppiare a piangere. Stanca di fare la figura dell'esuberante egocentrica per non mostrare i nervi scoperti perché non si fa, sei una persona adulta e non si fa e basta. Stanca di prendere le cassette a tre o quattro alla volta, con i bicipiti allenati, sentendomi dire, se tutto va bene, solo dopo che ho già finito, "vuoi una mano?"

No, non la voglio una mano.

Voglio stare un giorno intero zitta, senza telefono, senza aspettative, senza programmi, e non importa che sia domenica o la Festa della Repubblica. E non voglio sentirmi sola, pure se sono da sola, pure se non c'è nessuno anche se qualcuno voglio che ci sia.

Sono stanca di sbattere sull'acqua come le balene, che quando si allontanano troppo dalle altre cercano di attirare l'attenzione per sentirsi meno sole. Sono stanca pure di scrivere, di raccontare, di spiegare, di sfogare qualcosa che tanto se lo tiri fuori non si risolve comunque.

Sono stanca di sapere qual è il mio posto da troppo tempo e non riuscire a trovarlo.

Di trovarlo per poi rendermi conto che non c'è spazio per me.


Sono stanca, voglio stare un po' in modalità aereo pure io, chi l'avrebbe mai detto, io che l'aereo lo odio, magari me ne vado sulla luna. Hai visto mai che le cassette sarebbero più leggere e almeno qualche problema lo risolviamo?


Spacche e miette ô sole!

Spacca e metti al sole!

Dicesi di chi millanta ciò che non ha, o magnifica virtù che non possiede (quando i fichi maturano, i contadini, per farli essiccare più velocemente e conservarli per l'inverno, li spaccano a metà e li dispongono al sole)


[Il proverbio non c'azzecca, ma tra poco sarà tempo di spaccare e mettere al sole i pomodori, e quindi ci stava bene lo stesso.]



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